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Le due amiche


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
17.02.2026    |    3.345    |    2 8.0
"Rimasero lì, intrecciate sul tappeto, il camino che proiettava ombre danzanti sui loro corpi esausti e soddisfatti..."
La pioggia cadeva come una cortina furiosa sul bosco fitto che circondava la casa isolata, un rifugio di legno e pietra nascosto tra le colline toscane. Elena e Giulia, inseparabili da un decennio di amicizia forgiata tra risate universitarie e confidenze notturne, avevano scelto quel posto per una vacanza di puro relax, lontane dal caos della città. Elena, con i suoi trent'anni portati con grazia felina – capelli castani ondulati che le arrivavano alle spalle, curve morbide accentuate da un fisico da yogini – guidava il passo, ridendo mentre schivava le pozzanghere. Giulia, un anno più giovane, con la chioma bionda tagliata in un bob asimmetrico e un corpo snello ma formoso, la seguiva da vicino, il fiato corto per la corsa improvvisa dal sentiero.

Il temporale era scoppiato dal nulla, un rombo di tuoni che aveva trasformato il loro picnic all'aperto in una fuga precipitosa. Ora, inzuppate fino al midollo, irruppero nella casa, sbattendo la porta contro il vento ululante. L'aria interna era fresca, quasi gelida, ma il camino nel soggiorno prometteva salvezza. 'Dio, che freddo!' esclamò Giulia, tremando mentre si sfregava le braccia, l'acqua che colava dai vestiti appiccicati alla pelle. Elena annuì, i denti che battevano leggermente, e si diresse verso la legna accatastata accanto al focolare. 'Accendo il fuoco. Tu... togliti quelle roba bagnata prima di ammalarti.'

Giulia esitò un attimo, ma il brivido la convinse. Si tolse la felpa fradicia, rivelando la canottiera bianca diventata trasparente, che aderiva alle sue tette sode, i capezzoli duri per il freddo che premevano contro il tessuto sottile. Elena, già inginocchiata a sistemare i ceppi, alzò lo sguardo e sentì un calore improvviso allo stomaco – non solo dal fuoco che iniziava a crepitare. 'Fammi aiutare,' disse, alzandosi e avvicinandosi. Le sue mani, ancora fredde dalla pioggia, sfiorarono l'orlo della canottiera di Giulia, tirandola su piano. Giulia alzò le braccia, il tessuto che scivolava via, esponendo la pelle d'oca e le curve pallide del seno, i capezzoli rosa che si ergevano come inviti muti.

'Grazie,' mormorò Giulia, la voce un po' incerta, mentre Elena gettava la canottiera verso il divano. Ora era il turno dei pantaloni: Giulia slacciò il bottone, ma le dita intirizzite faticavano. Elena si inginocchiò di nuovo, questa volta davanti a lei, e le afferrò la cintura, tirando giù il tessuto bagnato lungo le cosce toniche. L'aria tra loro si fece densa, il crepitio del camino che riempiva il silenzio. Mentre i pantaloni scivolavano via, le dita di Elena sfiorarono accidentalmente la pelle calda dell'interno coscia di Giulia – un tocco fugace, elettrico, che fece sobbalzare entrambe. Giulia inspirò резко, gli occhi che incontravano quelli di Elena: marroni profondi, carichi di qualcosa di non detto, un'elettricità che aveva sempre aleggiato tra loro, camuffata da battute e sguardi complici.

Elena non ritrasse la mano. Invece, la lasciò lì, il palmo che premeva piano contro la coscia umida, sentendo il calore della pelle contrastare il freddo residuo della pioggia. 'Sei... gelata,' sussurrò, ma la sua voce tradiva un tremore diverso. Giulia deglutì, il cuore che accelerava, e posò la sua mano su quella di Elena, guidandola più su, verso il bordo delle mutandine fradicie. 'No, qui dentro... brucia.' Il contatto casuale si trasformò in un'ancora, un ponte verso la confessione che avevano evitato per anni. Elena si alzò lentamente, il viso a pochi centimetri da quello di Giulia, il respiro caldo che si mescolava al loro. 'Giulia, io...'

Non finì la frase. Giulia si sporse in avanti, le labbra che sfiorarono quelle di Elena in un bacio esitante, poi urgente, come se il temporale fuori avesse liberato la tempesta dentro. Elena rispose con fame, la bocca che si apriva per accogliere la lingua di Giulia, succhiandola piano mentre le mani salivano a stringere le tette nude dell'amica. Le dita fredde pizzicarono i capezzoli duri, facendoli indurire ulteriormente, e Giulia gemette nel bacio, un suono basso e disperato che vibrò contro le labbra di Elena. 'Ho sempre voluto questo,' confessò Giulia tra un bacio e l'altro, le mani che slacciavano la camicia bagnata di Elena, esponendo a sua volta il seno morbido, le areole scure che si contraevano al contatto con l'aria calda del camino.

Si spogliarono del tutto lì, davanti al fuoco che ora ardeva vivido, le fiamme che danzavano riflettendosi sulle loro pelli umide. Il freddo esterno – il vento che ululava contro le finestre, la pioggia che martellava il tetto – accentuava il calore interno: il tepore del camino che lambiva le loro schiene nude, il rossore che saliva sulle guance, il sudore che iniziava a perlarle mentre le mani esploravano. Elena spinse Giulia contro il tappeto spesso davanti al focolare, il corpo dell'amica che si apriva sotto di lei, le gambe che si divaricavano istintivamente. 'Toccami,' implorò Giulia, la voce rotta dall'urgenza, e Elena obbedì, le dita che tracciavano la curva del fianco, scendendo verso la figa rasata, già gonfia e umida non solo per la pioggia.

Il contrasto era inebriante: la pelle di Giulia ancora fresca e percorsa da brividi, contro il calore crescente tra le sue cosce. Elena sfregò il clitoride con il pollice, piano all'inizio, sentendo il piccolo nodo indurirsi sotto il tocco, mentre Giulia inarcava la schiena, le tette che si alzavano e abbassavano con respiri affannosi. 'Sì... proprio lì,' ansimò, afferrando i capelli di Elena per tirarla più vicina. Elena chinò la testa, la lingua che leccava la pelle salata del collo, scendendo lungo la clavicola, succhiando un capezzolo con avidità – lo prese tra le labbra, lo morse leggermente, facendola gemere forte. Il sapore era familiare eppure nuovo: il sale della pioggia misto al sudore dolce della eccitazione.

Giulia non rimase passiva. Le sue mani afferrarono il culo di Elena, sodo e morbido, le dita che affondavano nella carne mentre la tirava sopra di sé, allineando i loro bacini. Sfregarono le fighe una contro l'altra, i clitoridi che si urtavano in un ritmo bagnato e scivoloso, il calore che si moltiplicava con ogni spinta. 'Cazzo, Elena... sei così calda dentro,' ringhiò Giulia, la voce intrisa di bisogno represso, le unghie che graffiavano leggermente la schiena dell'amica, lasciando segni rossi che contrastavano con la pelle pallida. Elena rispose con un gemito, la lingua che invadeva la bocca di Giulia in un bacio profondo, mentre i loro corpi si muovevano all'unisono, il tappeto ruvido sotto di loro che aggiungeva frizione al piacere.

Elena si spostò più in basso, le labbra che tracciavano una scia umida sull'addome di Giulia, arrivando alla figa aperta e invitante. La leccò piano, la lingua che sfiorava le labbra esterne, assaporando il sapore aspro e dolce del suo arousal. Giulia gridò, le mani che spingevano la testa di Elena più a fondo, i fianchi che si alzavano per fodere la bocca dell'amica. 'Leccami forte... succhia il clitoride,' ordinò, il corpo che tremava per l'urgenza accumulata. Elena obbedì, la bocca che avvolgeva il clitoride gonfio, succhiandolo con forza mentre due dita scivolavano dentro la figa stretta, curvandosi per premere contro il punto sensibile all'interno. Giulia si contorse, le pareti che si contraevano intorno alle dita, il succo che colava sul mento di Elena, misto al calore del camino che le avvolgeva come una coperta viva.

Il temporale fuori ruggiva, ma dentro era un incendio: il sudore che imperlava i loro corpi, le gemiti che echeggiavano più forti dei tuoni, il contrasto tra il freddo che ancora pizzicava le estremità e il calore rovente al centro. Giulia venne per prima, un orgasmo violento che la fece urlare – 'Elena! Sto venendo... non fermarti!' – il corpo che si inarcava, le cosce che stringevano la testa dell'amica mentre il piacere la travolgeva in ondate, il liquido che schizzava leggermente sulle dita di Elena. Elena la leccò attraverso l'orgasmo, prolungandolo con la lingua, fino a che Giulia non crollò ansimante, gli occhi lucidi di lacrime di estasi.

Ora fu il turno di Giulia. Fece rotolare Elena sulla schiena, il tappeto caldo sotto di lei, e si posizionò tra le sue gambe. Le dita fredde – ancora un residuo del temporale – sfiorarono la figa di Elena, facendola rabbrividire prima che il calore interno la avvolgesse. Giulia infilò due dita dentro, pompando piano mentre la bocca catturava un capezzolo, succhiandolo con urgenza. 'Senti quanto sei bagnata per me,' mormorò contro la pelle, la lingua che roteava intorno all'areola. Elena gemette, le mani nei capelli biondi di Giulia, spingendola più giù. 'Mangiami... fammi venire come non mai.'

Giulia scese, la lingua che penetrava la figa di Elena, leccando le pareti interne con avidità, mentre le dita sfregavano il clitoride in cerchi rapidi. Il ritmo accelerò, i corpi che si muovevano in sincronia, l'urgenza del desiderio trattenuto che esplodeva in ogni tocco. Elena venne con un grido roco, il corpo che si tendeva come una corda, le pareti che pulsavano intorno alla lingua di Giulia, riversando il suo piacere in un fiotto caldo. 'Giulia... sì, cazzo, sì!' urlò, le unghie che graffiavano la schiena dell'amica mentre l'orgasmo la scuoteva, il calore interno che annullava ogni traccia di freddo.

Rimasero lì, intrecciate sul tappeto, il camino che proiettava ombre danzanti sui loro corpi esausti e soddisfatti. Il temporale si placava piano fuori, ma dentro, il fuoco – quello vero e quello del desiderio – ardeva ancora. Elena baciò la fronte di Giulia, sussurrando: 'Era questo il non detto, vero?' Giulia sorrise, le dita che tracciavano pigre cerchi sul seno dell'amica. 'E non è finito qui.' La casa isolata, un tempo solo un rifugio, ora era il teatro della loro nuova intimità, un contrasto perfetto tra il mondo esterno e il calore che avevano finalmente liberato.
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